ITALIA 61_TORINO 06
SCULTURE DI ARCHITETTURE
CAMPUS ONU Torino, 27 maggio-15 novembre 2026
La mostra personale di Enrica Salvadori è un racconto ispirato a due momenti epocali di forte rinascita per la città di Torino: Italia ’61 e le Olimpiadi invernali Torino 2006. Da un lato quindi le celebrazioni del centenario dell’unità d’Italia, realizzate a Torino edificando lungo il fiume Po una elegante espansione urbanistica, attraversata da un grande corso a doppio scorrimento, nuovi edifici, belli e avveniristici, quali il Palazzo Vela e il Palazzo del Lavoro, progettati dall’ingegner Nervi, un poeta del cemento armato, la monorotaia e le Palazzine delle Regioni italiane, quelle dove adesso ha sede l’ITCILO, che ospita e organizza questa mostra. Poi 45 anni dopo le Olimpiadi invernali del 2006 che videro la riconversione in spazio per il pattinaggio su ghiaccio del Palazzo Vela, su progetto di Gae Aulenti, del campo di calcio comunale in Stadio Olimpico e la costruzione di tanti nuovi edifici per le attività sportive invernali indoor, l’Oval in particolare, e per l’accoglienza degli atleti, sempre nell’area sud ovest di Torino. A questi due momenti si è ispirata nelle sue sculture l’artista Enrica Salvadori (nata nel 1977, vive e a lavora tra Buenos Aires e Torino).
Enrica Salvadori in questa serie di sculture recenti, ha preso spunto da alcuni edifici emblematici di Italia ’61 per realizzare sei installazioni collocate all’ingresso del Campus ITC ILO, evocando un insieme di ricordi personali e di momenti ufficiali vissuti a Torino. Anzitutto Italia ’61, la manifestazione sempre celebrata nei racconti dai nonni dell’artista e rivissuta passeggiando lungo il Po in mezzo a quegli edifici un tempo futuribili, che volevano celebrare, non solo il 1861, momento storico dell’Unità d’Italia, ma anche e soprattutto esaltare la rinascita nel secondo dopoguerra di Torino, quando la città diventa capitale industriale d’Italia e apre lo sguardo verso un futuro sempre più internazionale. Nascono infatti a metà degli anni Sessanta strutture architettoniche innovative, quasi fantascientifiche nel momento in cui furono edificate, anche se oggi alcune di esse sono ridotte in uno stato di decadenza e di imbarazzante degrado: anche questo vuol denunciare la mostra. La Salvadori fa rinascere in queste sue candide strutture alcuni edifici del passato che si sono trasformati in veri e propri reperti di archeologia urbana, fino a quando nel 2006, alcuni, come il Palazzo Vela, furono restaurati e riconvertiti con nuove funzioni d’uso per le Olimpiadi Invernali che diedero nuovo slancio e identità a Torino, segnando una forte rinascita e una nuova interpretazione della città stessa.
L’artista scrive: “ho unito, in questa mostra, pezzi di storia, di racconti e di sensazioni, attraverso sette opere scultoree, realizzate tra il 2023 e il 2025: un omaggio alla mia città di origine, un modo per fissare nella memoria il mio sguardo sulla città in trasformazione, sul degrado apparente che, in realtà, è solo l’anteprima di qualcosa in divenire. Tra le architetture scelte, il Palazzo a Vela, in cui da bambina andavo a scalare la parete di finta roccia; il Palazzo del Lavoro, sempre pronto ad accogliermi al ritorno dal mare, la Stazione dell’Ovovia di Parco Europa, che ho sempre immaginato in funzione, i Mercati Generali, con le arcate ogivali più belle dell’architettura moderna; le coloratissime case degli atleti di via Giordano Bruno, per anni in degrado… ma anche la mitica Torre Maratona, che ha vissuto momenti di gloria con la fiamma olimpica e specchiandosi nella vasca/fontana, Torino Esposizioni, continuamente reinventato e in trasformazione. Per accompagnare le sculture ho realizzato sette fotografie formato cartolina, scattate nel 2026 degli edifici come si vedono oggi.”
Guido Curto